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Farò il pittore [#UnLibroLungoUnGiorno]

venerdì, 25 ottobre 2019

 

 

F A R O'   I L   P I T T O R E

 

#UnLibroLungoUnGiorno

 

venerdì 25 ottobre 2019

 

Auditorium comunale

via L. da Vinci, Zoppola

 

 

 

 

 

La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare

delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove,

può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Gianni Rodari

 


Farò il pittore

C’era una volta un bambino che si chiamava Giorgio e voleva fare il pittore. Questo lo capivano subito tutti perché, se lo andavate a trovare, lui immediatamente vi diceva: “Sta’ fermo, che ti faccio il ritratto”.
E difatti disegnava per terra con un pezzetto di carbone uno scarabocchio e poi vi domandava con l’aria più soddisfatta del mondo: “È vero che ti somiglia?”
Naturalmente non somigliava affatto, ma bisogna tener presente che Giorgio aveva soltanto quattro anni. Quando ne ebbe cinque cominciò a disegnare con la matita e quando ne ebbe sei cominciò a disegnare con i pastelli colorati. Però bisogna dire la verità: Giorgio non aveva molta pazienza. Se un disegno non gli riusciva subito somigliante, piantava lì tutto e se ne andava a giocare. Insomma voleva fare il pittore, ma non gli piaceva far fatica.
Un giorno, mentre si trovava in un prato per disegnare certe margherite appena sbocciate, gli si avvicinò uno strano personaggio.
“Buongiorno” disse il Personaggio “Trovo che sei molto bravo a disegnare”. “Io sì, sono bravo” rispose Giorgio “ma questi stupidi pastelli non vogliono fare quello che penso io. Non sono ubbidienti. Fanno macchie, scarabocchi: alla fine non si capisce più niente. Invece delle margherite, compaiono sul foglio strane cose, come mulini a vento e biciclette”.
Il Personaggio sorrise e disse: “ Ti darò io un pennello ubbidiente, un pennello miracoloso che dipingerà da solo. Però ad una condizione: tu dovrai studiare ogni giorno il disegno per un’ora. Dopo lo studio, il pennello si muoverà da solo e dipingerà quello che tu vorrai”.
Difatti il Personaggio consegnò a Giorgio un pennellino e se ne andò. Tornato a casa, Giorgio si affrettò a provare il pennellino e rimase stupito nel constatare che il misterioso Personaggio aveva detto il vero. Bastava che lui si mettesse davanti alla carta bianca o alla tela e che dicesse: “Voglio dipingere un paesaggio con una nuvola rossa e sette pini verdi”, e subito il pennello si muoveva su e giù per la tela e nel tempo di contare fino a dieci il quadro era finito. Giorgio, però, non dimenticava il patto con il Personaggio e ogni giorno studiava il disegno per un’ora. Così grazie al pennellino miracoloso, diventò un pittore celebre e tutti volevano farsi fare il ritratto da lui. I suoi quadri riempivano i musei ed erano molto ammirati dai visitatori.
Un giorno Giorgio si stancò di studiare il disegno e pensò:
“Ormai sono famoso, il mio pennello mi serve a meraviglia: perché mai dovrei continuare uno studio così faticoso e antipatico?
Difatti smise subito di studiare. La sera stessa volle fare un quadro con il mare in burrasca. Si mise davanti alla tela bianca, afferrò il pennello, ma tutto finì lì. Il pennello non si muoveva più. Preso dalla stizza, Giorgio lo gettò lontano e, chissà come andò, non riuscì più a trovarlo.
Il povero pittore lo cercò dappertutto. Visitò tutte le botteghe della città, comperò centinaia di pennelli e li consumò uno dopo l’altro, ma non c’era verso di trovarne uno che si muovesse da solo. E intanto, nessuno voleva più i suoi quadri. Giorgio finì col trovarsi in miseria.
Tuttavia, nonostante i suoi difetti, Giorgio amava davvero la pittura e un bel mattino ricominciò a dipingere con passione. Era una fatica dura, perché non aveva più pennelli miracolosi. Per fare un solo quadro ci mise parecchi mesi e la gente lo scherniva. Patì anche la fame, ma alla fine riuscì a fare un bel quadro tutto con le sue mani, cento volte più bello di quelli disegnati dal pennello magico. Allora Giorgio capì che anche gli altri quadri non si erano fatti da soli, ma il pennello li aveva dipinti solo perché lui aveva studiato e faticato ogni giorno. Capì che senza fatica non si superano le difficoltà e non si conquista la bellezza. La sera stessa ritrovò il pennello magico, ma ormai non gli serviva più: Giorgio era diventato un vero pittore.
Attaccò il pennello al muro, e lo conservò come un caro ricordo.
Io sono stato una volta nel suo studio e l’ho visto: un pennellino da due soldi, come li vendono tutte le botteghe.

Gianni Rodari
Da Fiabe lunghe un sorriso
Illustrazioni di Anna Laura Cantone