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SISTEMA CHIUSO?! di Luciano Bellet [ARTE in PALAZZO]

domenica, 25 ottobre 2020

 

 

Ottava Edizione

di

ARTE IN PALAZZO

 

con

 

S I S T E M A   C H I U S O ? !

 

di Luciano Bellet

 

 

in collaborazione con

Mauro Brugnera e Paride Rosa

 

 

 

Si informa che, ai sensi di quanto prescritto

dall'art. 1, comma 9, lett. r), del

decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 novembre 2020,

l'apertura al pubblico della Galleria Civica d'Arte

"Celso e Giovanni Costantini"

 

è sospesa fino al 3 dicembre 2020.

 

 

 

 

 

Galleria Civica d'Arte "Celso e Giovanni Costantini"

Piazza Indipendenza n. 2, Castions

 

 

Inaugurazione:

domenica 25 ottobre 2020, ore 11:00

Intervento critico di Alessandra Santin

 

 

 

venerdì 27 novembre 2020, ore 20:30

Incontro con gli artisti Luciano Bellet, Mauro Brugnera, Paride Rosa

Modera Alessandra Santin

 

 

 

sabato 28 novembre 2020, ore 15:00

Laboratorio per bambini sul presepe con Luciano Bellet

A seguire inaugurazione mostra Presepi nell'ambito del Giro Presepi FVG 2020-2021

 

 

 

domenica 31 gennaio 2021, ore 16:00

Performance conclusiva dell'artista Luciano Bellet

 

 

Periodo e orari di apertura della mostra:

25 ottobre 2020 - 31 gennaio 2021

sabato e domenica dalle ore 15:00 alle 19:00

La mostra rimane chiusa nei giorni festivi del 1° novembre e 26 dicembre 2020

 


INGRESSO GRATUITO

 

 

Per info e prenotazioni:

 

Ufficio Cultura

tel. 0434.577526

e-mail: eventi@comune.zoppola.pn.it 

 

Biblioteca comunale

tel. 0434.979947

e-mail: biblioteca@comune.zoppola.pn.it

 



PER TUTTI GLI EVENTI È OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE E SI TERRANNO PRESSO LA GALLERIA CIVICA D'ARTE "CELSO E GIOVANNI COSTANTINI" NEL RISPETTO DELLE NORME ANTI COVID-19

 

 

 

 

SISTEMA CHIUSO?!
Originariamente le opere d’arte erano parte inscindibile di un contesto rituale, la loro aura era determinata proprio da questa appartenenza al mondo della socialità in cui risuonavano le tonalità del tutto. Questa esigenza di dialogo aperto e condivisione rappresenta una delle caratteristiche che qualificano anche l’arte contemporanea, ed è la cifra stilistica fondamentale della ricerca di Luciano Bellet. L’artista ha sempre ritenuto necessaria la partecipazione del lettore alle proprie opere affinché l’evento poetico potesse prendere forma. - Tutto diviene reale attraverso l’incontro, nella relazione - afferma l’artista, e per questo pone un sipario davanti al suo lavoro, un velo che non vuole nascondere ma interpellare e rendere il fruitore partecipe. L’artista, infatti, chiede a tutti noi di attivare il dialogo, di agire sollevando il filtro che impedisce la visione delle sue opere. Sta dunque a chi si avvicina la decisione di attivare il meccanismo che permette di “aprire l’opera” allo sguardo, facendosi carico in questo modo dei tempi della visione: velocemente e per intero o a intervalli brevi che disvelano l’opera per fasi successive e parziali. Lo spazio celato e vergine si mostra in modo nuovo ed esclusivo a ciascuno, prima di tornare nel segreto, all’enigma della non visibilità. Essenziale, per Luciano Bellet, è la ricerca del senso data dal gesto che disvela e dallo sguardo che rivela. Ogni autentica opera d’arte di Luciano Bellet è come un mondo: uno spazio ben disposto e ricolmo di significati in cui si può entrare, accendendo a una relazione, guardando e muovendosi per aprire il luogo e il senso. Questo spazio d’arte è costruito diversamente da quello della realtà immediata, ha una qualità tutta propria: in esso le cose e l’uomo sono aperti. L’apertura ha in sé una verità che si manifesta nel compito che oggi è tanto più urgente di sempre: la contemplazione in presenza. Gli eventi della pandemia che hanno imposto isolamento e chiusure sociali, hanno toccato Luciano Bellet nel profondo e dettato un cambio nel percorso della sua ricerca poetica. L’esperienza ha avuto conseguenze e causato crisi, ma per l’artista è stata anche occasione per riscoprire il tempo lento, il silenzio e la lontananza da quell’esistenza dettata da ritmi frenetici e da contatti superficiali e molteplici, non sempre necessari. - Ho riscoperto l’essenziale, il dialogo e la vicinanza dei familiari che davo per scontato; le verità e i ritmi dei mondi personali. Il «reale», nell’Opera Zero, frutto di questo preciso momento della mia ricerca, non è dato dal gioco del dripping per sottrazione sulla superficie dei miei quadri, non è dato dai colori luminosi, dalle trasparenze o dalla successione dei materiali con le loro leggi e le possibili armonie. L’Opera Zero desidera svincolare il lettore dall’esteriorità, per accoglierlo nella bellezza dell’evento performativo, dell’installazione che ho desiderato realizzare con artisti che non conoscevo personalmente, artisti aperti al dialogo e disposti a mettere in gioco le proprie opere per includere (e aprire anche al fruitore) il tempo della scoperta di sé e dell’altro. Ringrazio Mauro Brugnera e Paride Rosa per la condivisione, la partecipazione e soprattutto per aver compreso, fin da subito, il mio bisogno di recuperare l’esperienza dell’isolamento prodotto dalla pandemia, trasformandola in materia di ricerca.- L’Installazione Zero si impegna ad essere occasione per dare senso all’esistenza e al valore della pausa. È un’opera simbolo perché rimanda nella sua fattualità ad altro, all’assenza dell’altro, al tempo fermo e a quell’ulteriorità irriducibile e quasi innominabile che è la vita consapevole della morte, che è la vita che spera, attende, immagina il futuro/fonte, cui da sempre ogni singolo uomo e tutti gli artisti attingono. Come osservatrice esterna, nel momento in cui mi è stato chiesto di recensire la Personale d’arte SISTEMA CHIUSO?!, ho avuto la possibilità di essere presente quando i tre artisti si sono conosciuti e hanno iniziato a progettare insieme. Fin da subito ho avvertito l’empatia con la quale Luciano Bellet, Mauro Brugnera e Paride Rosa si sono messi all’ascolto uno dell’altro, ciascuno condividendo esperienze, proposte, progetti. L’empatia è il principale dei saperi necessari per lo stare al mondo, così ci ha insegnato Edith Stein, una delle più importanti filosofe del Novecento. Imparare a mettersi gli “occhiali dell’altro” è forse la metafora più adeguata al tempo della complessità, consente di uscire dall’egocentrismo e dall’egotismo per guardare le cose anche da altri punti di vista, con altri occhi. E’ un’operazione necessaria e un sapere indispensabile per vivere nei contesti intergenerazionali, interculturali, interreligiosi, in una parola complessi. In essi il sistema è chiuso solo nel conflitto. In essi la prima epidemia da fronteggiare è sempre quella portata dai virus del pregiudizio e dell’odio. Per essi non è possibile alcun vaccino elaborato in laboratorio a posteriori, ma solo la costruzione di robusti fattori protettivi disseminati a priori, dalla cultura e in primis dall’arte. Questo l’intendimento di Luciano Bellet che con la mostra SISTEMA CHIUSO?! sottolinea l’importanza della relazione con l’alterità che richiede impegno, solidarietà e necessita di empatia. Quando gli è stato richiesto di portare degli amici, ha cercato qualcuno che non conosceva proprio per mettere in atto l’apertura che egli considera indispensabile. Ha semplicemente cercato artisti che con le loro opere dimostravano di condividere temi e sentieri di ricerca. L’urgenza e il presagio - del volo e della fine - che esprimono le crisalidi di Paride Rosa; le luci serali, le porte socchiuse, il vuoto della casa in cui il dialogo è silente e doloroso di Mauro Brugnera hanno rappresentato i motivi della scelta operata da Luciano Bellet. Egli ha saputo trasformare il CHIUSO in apertura, semplicemente chiedendosi: - CHI?USO!?-, chi può condividere la mia esigenza comunicativa e farla propria, almeno per il tempo della mostra a Castions? Riflettere sulla condizione umana durante e soprattutto dopo il Covid19, in un mondo globale interconnesso e iper-connesso è quindi il motivo ispiratore e contemporaneamente l’obiettivo pienamente raggiunto. Il percorso di andata e ritorno quasi incessante nell’Installazione Zero, realizzata a sei mani al primo piano della sede espositiva, costituisce per gli artisti l’origine del senso della relazione; il tragitto tra l’una e l’altra opera - poli della comunicazione - indica la possibilità di stare anche in queste realtà, nel sistema complesso della vita, per ricevere un accrescimento della conoscenza di sé, per differenza e non per somiglianza. Fare esperienza dell’altro, rendersi conto della sua gioia e del suo dolore, del suo presente e del suo passato, delle sue proiezioni nel futuro... costituisce l’atto indispensabile per qualificare il rapporto con ciò che incontriamo. In tutti i casi ci si accosta alla complessità del mondo come in un gioco e uno spazio/tempo aperti. In questo lasciar essere spalancato, si abbandonano le regole come farebbe il bambino, e vi è l’accettazione consapevole e fiduciosa del caos vitale. La categoria del caos, tanto amata anche dell’artista Luciano Bellet, è una via di lettura privilegiata. Il caos, parola che non significa semplicemente disordine o confusione ma innanzitutto apertura, è il non ancora rivolto al possibile. Il caos resta quel modello a partire dal quale la realtà si apre alla luce e alla visione. La narrazione potrebbe concludersi così, se Luciano Bellet non decidesse di andare oltre, di riflettere sulla necessaria partecipazione del lettore in modo che l’evento poetico possa aprirsi realmente allo “sguardo sociale” e poter offrire, .... il filo bianco del gomitolo / da stringere in mano / il sentiero di luce per camminare la notte / il dono scartato dal mio dolore (Silvio Ornella).
Alessandra Santin


BIOGRAFIA
Luciano Bellet, nato a Pordenone nel 1963, è uno degli artisti più innovativi oggi presenti sul panorama italiano e internazionale, apprezzato sia a livello istituzionale sia dalla critica. Da sempre il suo lavoro artistico s’incentra sulla difficile condizione dell’uomo contemporaneo, posto di fronte a un continuo e rapido mutamento socioculturale ed è attuato attraverso una sintesi di vari media espressivi, elaborati e sviluppati negli anni.La sua è un’arte che si sviluppa insieme alla coscienza. Fin da ragazzo sente il desiderio di tradurre con le mani la sensazione di appartenenza fisica alla terra e al lavoro ciclico delle stagioni.Nel 1976, sarà la dura esperienza del terremoto a scuoterlo e segnarlo nel profondo, pure nel suo percorso artistico.La sua prima indagine è la scultura: la forma viene plasmata sotto le dita, con sforzo fisico. Poi, lo studio della luce e le sue declinazioni.

DRIPPING PER SOTTRAZIONE Tra il 2010 e 2011, inizia una nuova fase d’indagine interiore. È in questo momento di ricerca importante che Bellet approda al concetto di Dripping per Sottrazione, con creazioni inedite.Il drip painting o dripping spaziale non incontra più la tela, bensì un diverso materiale, sintetico, destinato, dopo, a essere in parte soppresso o “sottratto”, come meglio afferma l’artista, con un calibrato apporto di calore che conferirà al dripping l’effetto di una “sospensione” spaziale.

CONCETTO DELLA NEGAZIONE Si aggiunge, successivamente, il concetto della Negazione. Bellet non impone ad alcuno di guardare la sua opera, al contrario egli nega la visione con un sipario, in attesa che l’innata curiosità umana faccia nascere il desiderio di vederla, avvalendosi di un telecomando, conquista della tecnica e strumento di normale uso quotidiano.

NUOVE FORME ALLUSIVE Tra il 2015 e 2016, l’ultimo studio approfondito è quello cromatico, concepito con l’ausilio di luci LED, capaci di soluzioni coloristiche infinite. Esso dà modo al fruitore di poter percorrere una via propria, personale, d’interazione con l’opera stessa. L’accendere e spegnere luci, aumentando o diminuendo l’intensità per mezzo di appositi sensori, rende l’opera sempre mutabile, differente.